Non sto tanto male – Gianni Zanata
Non sto tanto male l’ho acquistato qualche mese fa, in occasione della presentazione del libro Se fossi conchiglia ti amerei per sempre, scritto dalla mia amica Daniela Frigau, ex compagna di liceo e, da sempre, promettente scrittrice.
Ho lasciato il libro in stand-by per un po’, e qualche giorno fa mi sono incuriosita perché volevo finalmente capire cosa ci fosse dietro quel titolo così criptico e quel personaggio tanto strano e turbato da essersi creato bizzarre manie come quella di comprare ossessivamente ammorbidente color puffo da versare inutilmente giù per il lavandino o dentro la lavatrice a litri…
Vorrei scrivere una recensione ma, come al solito, non mi va di fare un sunto spicciolo di ciò che ho letto, quello lo fanno tutti, io fornisco le mie personali opinioni sparse e do l’accento a ciò che, secondo me, lo merita.
Valdo è il protagonista del libro che, di fatto, è un racconto di svelti e strani aneddoti, collegati da un filo sottile di pazzia, ossessività e stranezza che – alla fine – diventa la normalità delle pagine.
Leggere Non sto tanto male richiede di stare in apnea per stare al ritmo del racconto. Non si arriva ad una trama, non si ha una certa cronologia sinché non si tratta di Valdo e Bianca. Valdo, inquietantissimo, con Bianca. Una roba da far accapponare la pelle per la placidità con cui il protagonista ammette di provare certi sentimenti per una donna che nemmeno l’ha mai visto o percepito nel mondo.
Una sottile e impercettibile paura mi ha permeato per tutta la lettura.
Intervallata da scene un po’ particolari e regalate come fotografie in mezzo ad una narrazione scarna che pare fatta nel futuro, con rassegnazione, quel futuro che abbiano nell’epilogo. Dopo il momento in cui la lavatrice ha un problema e arriva il tecnico per le riparazioni.
E lì, allora, non ci si può esimere dal pensare che succederà proprio quella cosa. Tanto macabra e assurda, e pazza. Ma eccola.
E, dopo, solo pareti bianche.
Perché l’ammorbidente celeste? Perché pulizia ossessiva? Il ricordo della madre. Perché un rapporto tanto disturbato con l’amore? Abusi da parte di un ceto che non dovrebbe, per definizione, ancora meno di chi normalmente non dovrebbe solo per correttezza.
Forse troppo rapido nel concludersi. Avrei gustato certe parti di più, se fossero state approfondite con più particolari, con meno furia e velocità.
La scena in cui Valdo e faccia a faccia col fidanzato di Bianca è fenomenale. L’escalation dei sentimenti di ribellione, di pazzia, di ragionamenti sconnessi, andare a cercare quel…
Pazzo al punto giusto. Ci avrei solo messo duecento pagine in più.
Ma, in fondo, io sono sempre quella che scrive in ottocento righe cose che altri esprimono in un paragrafo e mezzo…
Sono proprio di parte (la parte delle prolisse)








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