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Esausta, contratta, stanca.

In cerca di risposte, scelgo di fare colazione in un bar, nel tavolino all’aperto sullo spiazzo dove una palma dona un tocco esotico all’atmosfera.

Ultimamente i miei punti fermi si sono spostati, la terra sotto i piedi √® franata e sto cercando nuovi punti d’appoggio, c’era un sole splendido e ho ritirato, come sempre, i capelli in una crocchia in cima al capo. Maglietta bianca fresca, aperta, estiva.

Cappuccino e pasta calda, mi sono seduta.

Dentro di me qualcosa si è attorcigliato, quindi voglio trovare quel brutto nodo e stirarlo, eliminarlo, tagliarlo via.

Ho portato con me un libro e, mentre bevevo e mangiavo e leggevo, aspettavo che qualcosa irrompesse nella mia vita.

Sto palesemente cercando delle risposte, perch√© al momento sto andando spedita nella direzione dell'”ho sbagliato tutto, credevo di volere tutto questo e invece avrei dovuto…”. Dovuto cosa?

Le note di “Quando una stella muore” di Giorgia arrivano per suggerirmi qualcosa.

Durante le lezioni di canto mi sono spesso esercitata su questo pezzo. Ho lasciato il libro e l’ho cantato, mentre le lacrime arrivavano a gonfiarmi gli occhi. L’ho cantata tutta pensando di essere un’infinita idiota: ho lasciato il canto per strada, ho smesso di regalare a me stessa del tempo per sfogarmi con esso, ho pensato improvvisamente a mio fratello, cos√¨ preso dalla sua passione tanto da rinunciare alla certezza fatua di un lavoro fisso, sperando di aver investito bene tutto il suo tempo nella coltura del suo sogno.

I miei sogni. I miei sogni? Dove sono? Quali sono? Dove li ho lasciati? Perché li ho abbandonati?

Ecco una grande presa di coscienza che mi è giunta davanti agli occhi fino a farmeli bruciare di un rosso violento e colpevole.

Ho dimenticato me stessa, mi sono abbandonata, ho messo da parte i miei desideri e le belle cose che ho sempre desiderato fare in nome del dovere, del lavoro, di un’attivit√† di cui non sono titolare. Un’attivit√† che porta un altro nome: il nome di una persona che, quando la informo che mi sto preoccupando per il suo esercizio, mi invita poco gentilmente ad ‘arrangiarmi’ perch√© ‘non ha il tempo per me’.

Ho provato così pena per me stessa, pensando a queste parole. Inizialmente non le ho sentite, poi Рin ritardo Рne ho percepito la ficcante offesa.

Mi hanno offesa, hanno calpestato la mia disponibilità, sottovalutato e dato per scontato il mio tempo e il mio impegno.

Mi hanno delusa. Ho perso la fiducia in quel posto di lavoro che credevo tenesse conto dell’impegno dedicato e della cura che ci ho sempre messo, della buona fede. Non so come possa riuscire a riprendermi da questa perdita.

E’ un punto fermo che scompare.

E’ un circolo vizioso che suggerisce un’unica deduzione: ho sbagliato tutto, cambio vita, mollo, adesso mi fermo.

Sono arrivata lì e, dopo poco, rientro in un vortice di stress e nervosismo dato dalla condizione nella quale sono costretta.

Mentre chiudevo il bar pensavo che avrei voluto regalarmi qualcosa, quindi ho deciso di invitarmi a cena.

Ho pensato ad un ristorante vicino al Corso, ho sperato in un parcheggio vicino per non dovermi avventurare in vicoli stretti e bui da sola, ho avvisato tutti di questa decisione e ho continuato a cercare segni.

Chiasso, fila e confusione. Da sola, con me stessa e i miei numeri, i miei conti, la mia vita ad affacciarsi tra una statistica sulla frutta che venderemo nella prossima settimana e i toast e tramezzini da preparare.

Cercavo l’ennesimo segnale, l’ennesima ispirazione per pensare a cosa voglio fare del mio futuro, se sono davvero disposta a vivere ancora tutto questo.

Ancora un no, ancora e ancora. Mi guardavo intorno e notavo quanto possa essere normale e lineare la vita, senza stress continui, rimbrotti e confusione mentale che tende solo a far stare male.

Ci ho creduto, ci credo, ma sto vacillando.

Non sono costretta a starci, posso trovare di meglio, potrei stare meglio.

E forse devo farlo.

Cercavo con lo sguardo, intorno a me, qualcosa che mi donasse uno spunto. Con la coda dell’occhio vedo una righina nel cielo.

Alzo il naso e seguo quel punto: una stella cadente taglia a metà, nettamente, quello squarcio di cielo che intravedo tra i due stabili che delimitano il luogo aperto nel quale ci sono i tavolini del ristorante che avevo scelto.

Ancora un segnetto: esprimi un desiderio, poniti nuovi obbiettivi, concentrati su qualcosa.

Riesco solo a ripetere, dentro me stessa: cambia vita, molla tutto.

E, se questo pensiero lo inserisco nello spazio dove dovrei scrivere i miei desideri, forse significa che devo proprio farlo.

L’ho scritto anche nella tovaglietta del feedback del locale. Nessuna crocetta, solo la traccia del mio passaggio, un cuore e alcune parole: ho sbagliato tutto, cambio vita, mollo, lascio tutto.

change

Scritto da kisal | Pubblicato in Pessimismo Cosmico ¬Ľ Letto 941 volte ¬Ľ Pubblicato venerd√¨ 08 agosto 2014 alle 02:30

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